Archive for the 'Terra dei Tiepolo' Category

Ott 30 2009

PALIO DELL’OCA: IL REGOLAMENTO

Published by gabriele under Terra dei Tiepolo

oche.jpgUn altro appuntamento molto atteso qui a Mirano è il PALIO DELL’OCA, che verrà effettuato il giorno 8/11/2009 alle ore 10 e 19 minuti . Com’è noto il palio consiste nel far correre le oche lungo il percorso tradizionale coprendo la distanza di 419 metri, secondo il regolamento seguente:

 

Il Palio dell’oca de Luneo è aperto a tutte le oche italiane e straniere senza distinzione di stazza e pese. Ogni oca alla partenza dovrà avere un conducente-concorrente, ogni oca deve essere registrata ed iscritta al Palio dal concorrente e riposta nel serraglio in attesa della partenza. Ogni concorrente può correre con la propria oca o affittarla al Serraglio. Vince il palio l’oca che per prima taglia il traguardo anche da sola, cioè senza concorrente. L’ordine di arrivo viene e stabilito con giudizio inappellabile, dal Commissario Unico che potrà avvalersi, se avrà voglia, di altri collaboratori. Il palio de l’oca de Luneo si corre la domenica prima dell’1 Novembre, giorno di San Martino, in via Luneo a Mirano Venezia, con partenza da una parte e arrivo di fronte all’osteria, “19 al paradiso”. Ore 10.19: avvia ai nastri di partenza con l’oca sottobraccio, dopo averla ritirata dal Serraglio di Nineto Bacio.

Ore 10.30 e 19 secondi: partenza. Mt. 419: lunghezza del percorso di gara. Minuti 19: tempo massimo di percorrenza. È vietato somministrare pastoni  con vino o altre sostanze eccitanti sia all’oca che al concorrente. Il veterinario delegato può visitare l’oca in qualsiasi momento e se lo ritiene opportuno anche il concorrente, abilitandoli o meno alla gara. È proibito spingere o tirare l’oca con le mani o con bastoni, corde, lacci, ecc.

Solo quando l’oca finisce fuori pista può essere ripresa con le mani e rimessa in gara dal punto di fuoriuscita.

È proibito assolutamente dare calci sul posteriore dell’oca e su quello dei concorrenti rivali(il commissario ti tiene d’occhio!). è proibito parlare male dell’oca propria o di quella altrui (il commissario è dappertutto e vi ascolta!). è proibito durante la gara sollecitare l’oca con frasi sconce, parole oscene e gesti volgari, al massimo è consentito l’uso della famosa esclamazione “Porca l’oca!” pronunciata con dolcezza e amore (Attenti, il commissario controlla e se necessario squalifica!).

È consentito l’uso di una bacchetta di sanguinella, detta “frustino”, solamente per guidare l’oca al traguardo. Non va assolutamente usata per sbacchettare l’oca propria o quella degli avversari (se il commissario vi coglie in flagrante sarete sbacchettati sul posto!). Comunque è ribadito il concetto che è assolutamente proibito danneggiare l’oca avversaria con qualsivoglia mezzo comprese le armi da fuoco, pena l’immediata squalifica.

Il concorrente è responsabile dell’oca e delle sue azioni per tutto il tempo della gara e fino a quando essa non viene riaccompagnata nel serraglio e ivi rinchiusa. Con l’iscrizione al Paiol da Luneo il concorrente dichiara di accettare tutti i punti del regolamento.

P.S. NON SONO AMMESSI RECLAMI.!! Comunque se proprio si insiste, bisogna rivolgersi alla Commissione del Palio. Sono invitati oltre i concorrenti (l’iscrizione alla gara è gratuita) tutti i cittadini che saranno allietati da risotti, pasta e cicchetti vari a base di oca innaffiati da ottimi vini offerti.

 

N.B. Le iscrizioni si accettano a partire dalle 9.00 e fino a 10 minuti prima della partenza presso la trattoria 19 al paradiso

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Ott 29 2009

IL GIOCO DELL’OCA DI MIRANO

Published by gabriele under Terra dei Tiepolo

copertina-cd.jpgIl tradizionale Gioco dell’Oca di Mirano, che si svolge in Piazza Martiri il secondo fine settimana di novembre, ovvero il fine settimana più vicino al giorno di San Martino, giorno in cui tradizionalmente a Mirano si mangiava l’oca per celebrare la chiusura della stagione agraria.

 

L’idea di reinventare e riadattare il gioco dell’oca alla città di Mirano venne ad un imprenditore miranese verso la fine degli anni 70. Con la preziosa collaborazione del pittore mestrino Carlo Preti creò “Il Zogo de l’oca de Miran”, ovale con 63 caselle e 13 oche, tutto scritto in veneziano e riadattato a luoghi, personaggi e tradizioni miranesi.

Nel 1998 vennè costruito il grande “Zogo de l’oca in piazza”, riportando esattamente l’opera di Preti a misura reale ed altezza umana intorno alla piazza di Mirano.

Il centro storico rivive nei giorni del gioco dell’oca gli anni del fine 800, con animali recintati, stendardi e bandiere, banchi gastronomici, costumi, giochi, saltimbanchi, danze e musiche dell’epoca.

A partecipare al gioco sono le cinque frazioni di Mirano e naturalmente il capoluogo stesso.

Ogni squadra è composta da: un capitano che lancia i dadi, un alfiere che sposta la pedina e 8 giocatori disposti a superare le prove che la casella richiede. La squadra vincitrice si aggiudicherà il premio “Oca dell’anno”, ovvero del denaro da devolvere a suo piacimento in beneficenza.

Il gioco dell’oca è anche un’occasione per gustare, nei vari ristoranti di Mirano, specialità e menù dedicati all’oca.

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Ott 28 2009

16ª Festa della Zucca Dal 25 Ottobre al 01 Novembre 2009 a Salzano

Published by gabriele under Terra dei Tiepolo

zucca.jpgÈ una manifestazione che ha raggiunto in breve livelli di interesse e partecipazione impensabili; i visitatori vengono “rapiti” dalla simpatia di questo prodotto orticolo, tipico della realtà rurale locale, dai svariati colori e curiosissimo nelle sue molteplici forme e qualità. La rassegna si basa sul concorso a premi a categorie per le migliori zucche, gara in cui viene incoronato il “Re della zucca” proprietario della zucca più pesante, che ultimamente ha raggiunto il record di 358 kg ed interessanti sono anche le altre categorie, come la zucca più lunga (record 272 cm), la più piccola ed i lavori di composizione. Padrona della festa, però, è la gastronomia, per la presenza di innumerevoli specialità a base di zucca, dai tradizionali ravioli e risotto di zucca, agli gnocchi ed alle pietanze al sugo di zucca, tutti “piatti” tipici tradizionali paesani ma anche extralocali. Attorno a questo caratteristico ortaggio gira ormai tutto l’attività locale, dalla scuola con la presentazione di lavori e ricerche sul tema ai produttori e consorzi agrari per giungere alla fornitissima mostra di ceramiche ed alle variopinte e gustosissime specialità a base di zucca presentate da ristoranti, pizzerie, panifici e pasticcerie di Salzano. Dalla decima edizione della festa, è ormai consueta la partecipazione di un gruppo di intagliatori di zucca, che dà la possibilità alla manifestazione di completarsi nella spettacolarità di poter ammirare vere e proprie opere artistiche a cura di abili artigiani che riescono a ricavare dalla zucca lavori di grande effetto coreografico. L’Ass. Pro Loco Salzano continua nel suo importante impegno rivolto alla valorizzazione agraria e dei coltivatori di zucca per far conoscere ed apprezzare un patrimonio di tradizioni e di cultura popolare ancora saldamente innervato nel territorio.

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Nov 15 2008

Mostra “Il Belvedere, fumetti e illustrazioni di Lorenzo Mattotti”

Published by gabriele under Terra dei Tiepolo

mattoti4_gd.jpgA Mirano il parco Belvedere è un luogo d’incanto capace di affascinare gli artisti.
I suoi viali, gli alberi antichi, il fiume Muson che lo attraversa, le ville aristocratiche, i prati e i mulini, sono stati fissati sulla tela da innumerevoli pittori, più o meno famosi.
Ora anche un maestro dell’illustrazione e del fumetto come Lorenzo Mattotti è stato ammaliato dai panorami del Belvedere al punto di dedicargli ben dodici immagini gremite di colori e di suggestioni. In esse Mattotti non solo riproduce alcuni ambienti particolarmente scenografici del parco,  ma soprattutto ne coglie l’essenza, ne cattura l’atmosfera, ne individua i silenzi, i profumi e le segrete sfumature; percepisce prospettive inaspettate, accarezza con lo sguardo le statue che fissano il cielo, forse in attesa di una luce capace di animarle, si sofferma sui riflessi dell’acqua e sull’agitarsi dei rami delle magnolie che, grazie alla sua tavolozza, sembrano evocare il fluire, invisibile, dei sentimenti umani.
Le dodici inedite immagini create da  Lorenzo Mattotti saranno esposte nella barchessa di Villa Giustinian Morosini di Mirano dal 16 novembre al 14 dicembre 2008 in una mostra intitolata “Il Belvedere, fumetti e illustrazioni di Lorenzo Mattotti” che ospiterà anche una personale dell’artista bresciano, composta da quasi cento tavole di fumetti e illustrazioni in modo da compiere una preziosa panoramica sulla sua creatività.
Nella sala video della Mostra verrà inoltre proiettato il documentario “Mattotti”, prodotto dalla Mithil Production e diretto da Renato Chiocca, che contiene un’intervista all’autore oltre a esempi di suoi lavori e brani da cartoni animati da lui realizzati.
La mostra “Il Belvedere, fumetti e illustrazioni di Lorenzo Mattotti”, è organizzata dal Comune di Mirano.

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Apr 01 2008

VILLA SORANZO CONESTABILE a Scorzè

Published by ugo under Terra dei Tiepolo

villa_soranzo_1.jpgSi trova nel centro del paese ed é immersa in un ampio parco. Non é nota la data certa della sua costruzione, ma molto probabilmente si puó far risalire alla fine del Cinquecento l’edificazione del suo nucleo centrale da parte della famiglia Soranzo. La famiglia Soranzo era una delle famiglie piú famose di Venezia, che ha avuto tra i suoi membri un doge (dal 1312 al 1328) nella persona di Giovanni Soranzo, che per primo consolidó la potenza di Venezia sul mare e che diede inizio alla costruzione del famoso Arsenale, citato anche da Dante ne “La Divina Commedia“.

Dal 1621 per disposizione testamentaria di Alvise Soranzo ogni primogenito della famiglia dovette assumere in perpetuo il nome di Tommaso Mocenigo Soranzo. Alla fine dell’800 la contessa Alba Mocenigo Soranzo sposó il Conte Antonio Conestabile della Staffa e da quel momento la villa assunse questa denominazione.

 

Ricchi proprietari terrieri, i Soranzo vissero il loro maggior splendore nel ‘700 come testimonia la villa ed il parco di Scorzé. Nella seconda metá del ‘700 la villa venne ampliata con progetto dell’Architetto Andrea Zorzi che, abbandonando lo stile primario della villa cinquecentesca, si ispiró alle forme semplici ed eleganti neoclassiche. Il corpo centrale, interamente cinquecentesco, conserva affreschi della scuola del Veronese.

La facciata della villa mostra una costruzione settecentesca a due piani con armonioso frontale alla sommitá del quale vi é un timpano sormontato da tre statue raffiguranti la Lungimiranza, la Potenza e l’Abbondanza. La villa é contornata da un parco all’inglese opera dell’Architetto veneziano Giuseppe Japelli che si estende per circa due ettari e mezzo. Un recente censimento delle piante ha rilevato che il patrimonio arboreo del parco é costituito da circa millequattrocento esemplari con la presenza di secolari magnolie, tigli, platani, ippocastani e querce. Dal 1965 la villa ed il parco, divenuti di proprietá della famiglia Martinelli.

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Mar 28 2008

VILLA GRIMANI MOROSINI - CA’ DELLA NAVE GOLF CLUB a Martellago (VE)

Published by gabriele under Terra dei Tiepolo

villa-grimani-martellago.jpg

Nell’entroterra Veneziano, sullo sfondo della splendida villa patrizia Grimani Morosini e del suo vasto parco secolare, il Cà della Nave Golf Club è ospitato in un complesso di strutture dalla raffinata architettura. La villa principale venne costruita verso la metà del Cinquecento e nei secoli successivi sorsero nei dintorni altre superbe dimore di ricche famiglie veneziane ora scomparse. Nel Settecento, Martellago era praticamente in possesso dei Grimani ai quali appartenevano gran parte delle terre e dei mulini del borgo, nonché tutte le case del paese. Visitando questi prestigiosi ambienti, ci si rende subito conto che lo scorrere del tempo non ha diminuito la bellezza dei suoi affreschi e stucchi, gli splendidi soffitti che ricordano quelli del Sansovino ed i preziosi pavimenti. Grazie ad un sapiente lavoro di restauro la perfetta armonia tra l’architettura della villa ed il parco che la circonda è stata preservata per poter ospitare in questa cornice così esclusiva un prestigioso Golf Club dotato anche di piscine, campi da tennis e vari ambienti ideali per il relax.

Sono ben due i percorsi per giocare a golf che si possono praticare: un campo a 18 buche ed uno a 9 buche, entrambi progettati dal famoso campione americano Arnold Palmer.

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Mar 14 2008

STORIA VILLA GIUSTINIAN

Published by villagiustinian under Terra dei Tiepolo

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SECOLARI VICENDE DI UNA VILLA NELL’ENTROTERRA VENEZIANO: APOCRIFO GIUSTINIAN A MIRANO

Nel XV secolo i Giustinian, nobile casata veneziana, si insediarono a Mirano, eleggendola a sede e centro dei propri investimenti fondiari ed economici e permanendovi sino all’Ottocento.

Presenti con diversi rami genealogici, essi furono capaci d’iniziative e attività attraverso le quali assunsero un ruolo primario nella storia e nella società miranese.

La denominazione di “Granza Giustiniana”, presente in una mappa ottocentesca, con la quale si indicava una zona a nord di Mirano, è testimonianza significativa del loro radicamento in loco; altrettanto emblematici sono i Molini di Sotto con le loro pertinenze, la villa oggi denominata villa Morosini-XXV Aprile, la villa Giustinian Recanati ora Piarotto,e quella oggi Park Hotel Villa Giustinian a loro attribuita dalla vox populi.

La vicenda di quest’ultima ci pone di fronte al fatto di come nella storia vi siano spesso episodi e notizie che non hanno alcun riscontro e fondamento documentario, ma sono il frutto di leggende o di errori che si tramandano di generazione in generazione.

La villa, situata in via Miranese e oggi adibita ad albergo, è ritenuta da sempre proprietà del primo patriarca di Venezia San Lorenzo Giustiniani.

Dopo una lunga ed attenta ricerca si scopre che la famiglia e il nome dei Giustinian non compare mai in alcun documento di compravendita; perché allora la villa è stata attribuita a loro? L’unico elemento che in qualche modo potrebbe riportare al nobile casato è la toponomastica della strada fiancheggiante a ovest i confini del complesso; ancor oggi infatti la strada è denominata “via Patriarca” (chiaro riferimento alla mensa patriarcale): forse nella memoria collettiva si collegò l’idea del Patriarca a San Lorenzo Giustiniani, primo patriarca di Venezia. Rimane certo e sicuro, attraverso i documenti emersi, che per quattro secoli la villa fu sempre “mensa patriarcale”.

LA VILLA: DOCUMENTAZIONE STORICA

L’attuale fabbricato e adiacenze, pur tenendo conto degli interventi edilizi risalenti all’Ottocento e ai nostri giorni, corrisponde al complesso edilizio così come già delineato e meticolosamente illustrato nell’atto d’acquisto del 1476.

E’ certamente l’impianto tipico di una villa del Cinquecento comprendente l’abitazione del signore da una parte e dall’altra tutto ciò che si ricollegava all’esigenza di una proprietà terriera, all’attività agricola e quindi anche all’abitazione del gastaldo.

La villa risulta divisa su tre piani, con portico e soggetta, il brolo alle spalle della facciata principale, il cortile-giardino su un lato dell’entrata “ufficiale da cui si poteva accedere tramite una porta maestra; e infine le adiacenze, la casa da gastaldo, la stalla e la chiesetta.

La situazione odierna del complesso architettonico è, in generale, molto vicina a quella descritta dall’inventario del 1555, fatto salvo la “giesola” della quale oggi non v’è più traccia visibile.

Nell’inventario del 1700 è interessante notare il ripetersi del colore rosso in vari oggetti e più stanze forse collegabile alla dignità cardinalizia, nonché la presenza di un giardino che conta ben 18 piante di “naranzeri e limoni con suoi vasi” secondo l’uso tipico dei giardini settecenteschi veneti, in cui persisteva la coltivazione delle piante in vaso, fra le quali netta era la predominanza data agli agrumi, appunto, dei quali si coltivavano diverse varietà sia per il profumo dei fiori sia per la qualità dei frutti.

L’ultimo inventario rinvenuto, datato 1892, è la Descrizione dei beni immobili così come vennero rilevati per la riconsegna in seguito alla vacanza per la morte dell’investito Patriarca S.E. Cardinale Agostini Domenico. Esaminandolo, si osserva come le condizioni del palazzo siano le stesse attestate in documenti precedenti (1868). Novità interessante- legata alla tecnica del giardinaggio- è la notificazione di un fabbricato “ ad uso di Aranciera” prima mai attestato. L’immagine del giardino è certamente nuova: vi troviamo ben 125 piante di “viti a spalliera adulte” e 102 di gelsi.

Oggi l’Hotel è costituitola una struttura che ricalca il corpo centrale della villa, sebbene risenta di alcune modifiche legate ai gusti architettonici dell’800, e più recentemente, ai lavori per la trasformazione in complesso alberghiero.

L’aspetto esteriore della facciata della villaggi presenta forme tipiche della metà dell’Ottocento: le aperture non sono più quelle dei secoli precedenti.

Non c’è più la settecentesca tifora balconata al centro della facciata del piano nobile, ma un’ apertura ad arco sormontata da una cornice in pietra a timpano e arricchita da un poggiolo in ferro battuto; tutte le aperture del piano terra e del primo piano, sono sottolineate da cornici sempre in pietra. Il sottotetto è demarcato da una minuta cornice in pietra viva. Da segnalare inoltre l’attuale corpo verso est, aggettante rispetto al volume principale dell’edificio, a forma di torretta merlata con caratteri neogotici. Infine le entrate prospicienti Via Miranese non sono più costruite da portali ad arco, ma più semplicemente da pilastri e cancellate in ferro.

I RESTAURI

La lunga storia della mensa patriarcale di Comenzago (luogo in cui risultava ubicata la villa), durante quasi mezzo millennio, ha visto, come abbiamo precedentemente constatato, vari interventi edilizi che tuttavia non hanno fatto perdere del tutto l’impronta architettonica originaria.

Il primo restauro è datato 1605, poi per tutto l’arco del XVIII secolo non si annoverano particolari interventi, mentre quello successivo si caratterizza proprio per le molteplici attività di cantiere.

Un primo episodio di rilievo si registra nel 1851: si tratta di “rinnovazione” di scuri, vetrate, porte, tetto e parti di pavimento.

Nel 1886, dopo il rinnovo fatto eseguire dall’Economato necessario per la manutenzione della “Casa di Villeggiatura di Mirano” affinché fosse consegnata a Sua Emminenza mons. Agostini, patriarca, vi è la “dichiarazione di riceverla in buono stato locativo e tale mantenerla rispondendo dei danni che in seguito si verificassero”.

CONTROVERSIE CONFINARIE CON I CABRINI

A quanto pare già tra fine ‘600 e inizi ‘700 il confine del brolo patriarcale era stato oggetto di discussioni. Non si trattava, come nell’800, di questioni riguardanti le spese e la manutenzione del complesso in genere, ma di controversie con i confinanti, in particolare con i Cabrini.

Durante i primi decenni del XVII secolo tra il patriarcato e i Cabriniera intercorso un rapporto di buon vicinato tanto che nel 1627 si concambiano 3 campi a vantaggio e comodità del primo.

Nel 1699 però scoppia una lite che riguarda il confine a tramontana. Viene intimato “ ad istanza del Patriarcato di Venezia ai fratelli Cabrini”, attraverso l’invio di due lettere avogaresche, che “non facciano alcuna novità nei fossi, nelle terre e segni divisori presso il brolo, la casa e i beni del Patriarca in Comenzago in pena di ducati 100”. Sono ribadite le stesse ragioni da parte del patriarcato anche nel 1700, intimando che i “Signori Domenico e fratelli Cabrini”, mercanti di Venezia, non facciano alcuna modifica nella “combina” a tramontana del brolo del patriarcato in quanto da sempre ritenuta, da quest’ultimo, di propria pertinenza.

L’ORATORIO DELLA BEATA VERGINE DEL ROSARIO

Come abbiamo visto il complesso della mensa patriarcale comprendeva anche una chiesetta adiacente alla villa, a est e in linea con la facciata della stessa. Conosciuto come “l’Oratorio del Patriarca”, dedicato alla beata vergine del Rosario, era uno dei primi quattro oratori citati in Mirano.

La presenza dell’oratorio in documenti sia trevigiani sia veneziani è dovuto al fatto che Mirano era sotto la giurisdizione ecclesiastica del vescovo di Treviso: ciò fu motivo di attriti tra questi e il patriarca di Venezia.

Il patriarca considerava da sempre l’oratorio del suo palazzo come pubblico e in quanto tale vi si celebrava messa quando si voleva. Il vescovo di Treviso invece, non ritenendolo pubblico, proibì la celebrazione degli uffici religiosi, in particolare della messa. Si giunse infine ad un chiarimento tra i due: il Vescovo Giustinian tolse la proibizione di dir messa e dichiarò pubblico l’oratorio nel 1779.

LA MENSA PATRIARCALE DIVENTA LAZZARETO

Alla fine dell’Ottocento, il legame tra il patriarcato e la comunità di Mirano si afferma e si rafforza ancor di più, a seguito di un avvento clamoroso: lo scoppio del colera. Infatti, quando nel 1886 “anche in questo Comune il morbo asiatico” scoppiava, le autorità municipali accettavano l’invito che il patriarca aveva presentato loro di poter utilizzare la villa della mensa come lazzaretto.

La Chiesa veneziana dunque, per opera del suo primate patriarca Agostini, si era prodigata e resa disponibile, in un momento di grave bisogno, alle necessità della popolazione di Mirano.

EPILOGO: L’ASTA DELLA VILLA IN COMENZAGO

A fine Ottocento ormai la villa perde la sua perminente funzione di casa di villeggiatura per trasformarsi in un centro di pubblica utilità. La disponibilità del patriarca a veneire incontro alle richieste della municipalità miranese nascondeva forse anche l’intenzione di liberarsi dell’intero complesso. E’ così che nel 1898 esce l’avviso d’asta.

Si giunge così all’epilogo, dopo oltre 400 anni, della mensa patriarcale e della sua storia a Mirano.

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Feb 26 2008

ROCCA DEI TEMPESTA a Noale

Published by gabriele under Terra dei Tiepolo

torretempestanoale.jpgNoale è sicuramente una delle cittadine più interessanti del Veneto per le importanti testimonianze del passato fra le quali spiccano la Rocca dei Tempesta e le porte con torri del castello. Dalla sua storia strettamente intrecciata a quella di Treviso e Venezia, dal suo passato di importante centro politico commerciale e notarile Noale ha ereditato un patrimonio culturale ed artistico di notevole interesse. Decantato dagli storici come il paese bello, vago e dipinto Noale conserva nelle sue chiese e negli edifici storici che costeggiano le sue piazze un patrimonio artistico davvero eccezionale…

Manufatto articolato ed interessantissimo, protagonista per due millenni di storia. Ai margini della grande centuriazione romana della fertile area agricola tra la laguna, Padova, Treviso e Bassano. Incrocio naturale dei traffici agricoli già in epoca pre-romana e romana, quindi baluardo al centro della pianura nel contrastare le invasioni barbariche e ancora strategico crocevia nei cruenti intrecci politici medioevali.
Dopo l’abbandono e la completa rovina, da metà ottocento e fino a qualche anno fa, il vuoto interno era adibito a cimitero e questo ha accresciuto ancor più la fama di luogo lugubre e sinistro. Quest’atmosfera si respira tutt’ora, anche se le tombe sono state rimosse; rimane qualche lapide storica ed alcuni affreschi.
E’ un luogo magico, che ci permette di respirare l’aria della storia vissuta, che ci restituisce, nella sua staticità, la percezione dello scorrere incontenibile del tempo.

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Feb 26 2008

VILLA TIEPOLO a Zianigo di Mirano

Published by gabriele under Terra dei Tiepolo

giandomenico-tiepolo.jpgVilla Tiepolo si trova a circa un chilometro dal centro di Mirano. L’edificio, un tipico esempio di villa veneziana di dimensioni contenute è stato costruito per Cristoforo Angeloni nel 1688. La villa viene venduta a Giambattista Tiepolo nel 1757. Giambattista non ha avuto modo di soggiornare a lungo nella villa, poichè nel marzo 1762 parte insieme ai figli Giandomenico e Lorenzo per Madrid, dove è chiamato a decorare il Palazzo Reale e dove muore nel 1770. L‘eredità della villa passa al figlio Giandomenico che qui dimora negli ultimi anni della sua vita e dove, libero da ogni condizionamento, si dedica ad affrescare le stanze della villa lavorando per brevi periodi nell’arco di quarant’anni (1759-1797), dipingendo complesse scene e piccole composizioni raffiguranti soggetti di costume campagnolo e carnevalesco. la villa è molto conosciuta per la decorazione ad affresco delle stanze del piano terra, del fronte scale e della sala del piano nobile, che gravemente danneggiata dall’umidità, è stata interamente strappata nel 1907 ed acquistata dal Comune di Venezia. Gli affreschi hanno trovato collocazione a Ca’ Rezzonico, sede della sezione delle raccolte civiche dedicate al Settecento del Museo Correr, dove sono esposte al pubblico. La passeggiata e il Minuetto in Villa, assieme al Mondo Novo, ornavano le pareti del salone al pian terreno e sono databili 1791. La decorazione di questo ambiente, probabilmente ideata da Giandomenico secondo un programma iconografico tradizionale e silisticamente in linea con l’opera paterna, venne in seguito radicalmente mutata e volta a rappresentare in chiave sottilmente ironica scene di vita in villa. La vena satirica emerge distintamente nel Minuetto e nella Passeggiata, in cui il pittore rappresenta una coppia agghindata all’ultima moda, sospesa in un passo di danza la cui grazia artificiosa colora di ridicolo la situazione; di spalle invece il pittore rappresenta la dama, strizzata nel busto alla moda, al braccio di due cavalieri e seguita dal servo che porta il cagnolino, si avvia con superbia alla passeggiata. La scena di maggior impatto resta comunque quella del Mondo Novo. Qui tutti i personaggi sono presentati volti di spalle: una folla di contadini e villeggianti assiepati a vedere nella lanterna magica le meraviglie di terre esotiche (il mondo novo) , illustrate dall’imbonitore in piedi su uno sgabello. La folla che guarda dunque diventa essa stessa, involontariamente e inconsapevolmente, oggetto di osservazione critica per il pittore.

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Feb 26 2008

VILLA ROMANIN – JACUR la filanda di Salzano

Published by villagiustinian under Terra dei Tiepolo

L’antica Filanda della seta di Salzano sta vivendo una seconda vita e presto diventerà un polo di attività culturali per il paese e il territorio

Si dice archeologia industriale e si pensa a vecchi opifici, fornaci, scatolifici, magazzini comunali ecc., ai loro muri sbrecciati, ai finestroni senza vetri, a ragnatele e polvere. Si pensa ad architetture per la produzione. E gli uomini e donne che vi hanno vissuto e faticato per quasi una vita? Buona domanda: e, infatti, ecco che quando si restaura una fabbrica della seta come la Filanda Romanin-Jacur di Salzano, nel Miranese, si pensa anche a restituire valore alla presenza umana, quella delle ‘filandine’ in questo caso, e alle loro famiglie. Insomma, si rievoca la partecipazione viva di una comunità che dalla Filanda ha tratto sostentamento per circa un secolo.
Il restauro del complesso tessile industriale di Salzano è cominciato e la sua prima fase è stata festeggiata in settembre da tutto il paese che sente l’intervento come una restituzione, un richiamo in vita della fabbrica e della sua storia: per altri scopi, è vero, ma per il presente e cioè per il vissuto di una popolazione. Significativo è l’appoggio che la Comunità Europea, la Regione Veneto e la Slovenia hanno dato al Comune per il compimento del progetto che non si conclude nell’area del comune. Infatti si chiama ‘Dal gelso alla filanda: tradizioni agricole e produzione industriale nella
campagna veneziana, goriziana e slovena’.
La seta, che è sempre stata motivo di commerci e di scambi culturali fra l’Europa e il resto del mondo, a Salzano è diventata motivo di incontri ricorrenti dando quasi il via a una nuova tradizione incentrata sulla Festa della Filatura che, con un contorno di mostre, concerti ecc., si celebra ogni estate sotto il titolo di ‘Fili’, cioè ‘Filanda, idee, lavoro, identità’. Un fenomeno popolare che merita attenzione.
L’antico motore industriale è diventato motore culturale che comprenderà un centro di documentazione per conservare la memoria storica del sito, laboratori, spettacoli, rievocazioni e insomma manifestazioni di vario tipo consone agli spazi architettonici della Filanda.

Fabbrica e villa
La Filanda di Salzano comincia a produrre nel 1872 e finisce negli anni Cinquanta del ‘900. È stata una delle più importanti del Veneto nella trattura del filo da seta, impiegando fino a 250 persone. La sua decadenza, negli anni Cinquanta del ‘900, sembrava inesorabile quando, nel 1979, il Comune di Salzano l’ha acquistata insieme alla villa Romanin-Jacur e all’annesso parco. In questo modo, un grande complesso archeo-industriale è diventato di proprietà pubblica. Il restauro è condotto dagli architetti Cesare Feiffer e Anna Raimondi.

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