Archive for the 'Notizie' Category

Giu 13 2008

Eventi per i 500 anni dalla nascita del Palladio

Published by gabriele under Notizie

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Numerose sono le iniziative promosse dalla provincia di Treviso e Vicenza nella ricorrenza del cinquecentenario della nascita di Palladio. Tra le due Province infatti, si trova un ricco patrimonio architettonico lasciato dal Maestro attorno al quale saranno organizzati incontri culturali, concerti, presentazioni e degustazioni di prodotti enogastronomici locali. A Vicenza saranno organizzate il sabato e la domenica fino ad ottobre visite guidate alle opere del Palladio, con la presentazione della cucina del suo tempo con menù ricco di ricette originali del Cinquecento.

Venerdì 20 Giugno sarà poi inaugurata la mostra fotografica “Mura, porte e ponti di Vicenza vecchia” presso la Casa Cogollo detta del Palladio. Ci sarà poi la “24hPalladio” 24 manifestazioni culturali, gastronomiche musicali e sportive con una 24 ore di mountain bike.

Nel trevigiano, a Maser,  il 4 luglio alle 21.00 nello splendido cortile antico di Ca’ Nani in programma la serata “Omaggio a Palladio” con l’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza. Il 13 luglio sarà la volta dei Solisti Veneti con un concerto a Villa Emo Fanzolo di Vedelago ore 21.00. Il 1 Agosto sempre a Maser alle ore 21.00 e sempre presso il cortile antico di Ca’ Nani “Le note del Palladio” concerto con musiche di repertorio del 500 con strumenti antichi originali. Il 27 ed il 28 Settembre  a Villa Emo a Fanzolo di Vedelago ed il 4 e 5 Ottobre a Villa Maser, professionisti del turismo, della cinematografia, del teatro, della musica e della cucina proporranno “Palladio, una vita in Villa”, suggestiva performance che accompagnerà il visitatore rendendolo spettatore e protagonista. L’11 Ottobre avrà luogo “La 300 miglia delle Ville Venete”, una gara internazionale di auto d’epoca tra Padova e Treviso.

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Giu 02 2008

Mimmo Paladino a Villa Pisani - VILLA PISANI - La Nazionale dal 01/06/2008 al 02/11/2008

Published by gabriele under Notizie

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Il Museo Nazionale di Villa Pisani ospita dal 1 giungo 2008 la mostra personale di Mimmo Paladino, iniziativa che inaugura un nuovo ciclo di eventi culturali promossi dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le Province di Venezia, Padova, Belluno e Treviso, e organizzati da Munus S.p.A., società del gruppo ABM.
L’esposizione coinvolgerà la villa ed il parco, che costituiranno uno scenario prestigioso per le sculture e i dipinti del maestro campano, in uno straordinario percorso alla scoperta degli scorci più suggestivi di Villa Pisani tra il Salone del Tiepolo, le Scuderie, l’Orangerie, il Coffee House ed il magnifico Labirinto di siepi, uno tra i pochi ancora conservati in Europa.

L’artista ha progettato un itinerario di oltre settanta capolavori, dai famosi Dormienti ai Sette Scudi, dalla torre in terracotta alle statue in pietra esposte presso il MART di Rovereto, ai quali si aggiungeranno opere realizzate per l’occasione. Autore della celebre montagna di sale in Piazza del Plebiscito a Napoli, del mosaico per l’Ara Pacis a Roma e dell’installazione permanente presso l’Hortus Conclusus di Benevento, dove le sue opere si sposano in armonica contrapposizione con pezzi di colonne romane, di capitelli e di frontoni spezzati, nel corso della sua trentennale carriera Paladino ha elaborato un linguaggio di segni senza tempo, capaci di entrare in profonda relazione con il patrimonio artistico del passato. Cavalli dalle linee essenziali, figure umane in attesa, dettagli che rimandano a culture e contesti della più antica e profonda civiltà italica, costituiscono il lessico della sua opera, con la quale l’artista saprà esaltare l’atmosfera misteriosa e seducente del giardino barocco di Villa Pisani, che sarà coinvolto per oltre metà dei suoi 14 ettari. La mostra è stata concepita come una successione di presenze, che permetteranno l’ammirazione delle sculture dagli innumerevoli punti di vista del parco. Dall’immenso parterre che si apre nel cuore del giardino, al complesso labirinto di bosso, fino alla straordinaria peschiera centrale, il visitatore sarà accompagnato tra le siepi e i viali alberati attraverso un dialogo costante tra Antico e Contemporaneo.
All’interno della Conserva degli Agrumi, presso l’Orangerie, troverà spazio la pittura, dove ai colori naturali della pietra e del bronzo si sostituisce l’uso dell’olio, che Paladino stende sulle sue tele nei toni più caldi, tra contrasti di oro e nero, arancio e rosso.

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Apr 07 2008

DA GUTTUSO AL DIO DEL TUONO SHANGO La collezione Meneghelli tra Italia e Africa a Mirano (Venezia) dal 29/03/08 al 31/05/08 Barchessa di Villa Giustinian Morosini

Published by gabriele under Notizie

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La mostra è dedicata alla raccolta di arte contemporanea e arte africana di Vittorio Meneghelli, imprenditore-collezionista nato a Mirano nel 1915 e che dal 1949 vive in Sudafrica. Figlio dell’omonimo docente di Economia e Commercio dell’Università di Venezia, nella storia del collezionismo italiano d’arte contemporanea il nome di Meneghelli occupa di diritto un posto da protagonista Lo scultore fu il tramite per la conoscenza dell’ambiente artistico veneziano di quegli anni, un ambiente particolarmente aperto e vivace per i nuovi linguaggi che, nonostante gli anni difficili della guerra, vi si sperimentavano, e che avrebbero dato luogo alla nascita della Nuova Secessione Artistica Italiana e quindi del Fronte Nuovo delle Arti. In pochi anni, partendo da una raccolta di disegni, le pareti di casa Meneghelli a Mirano, aperte alla convivialità e agli incontri, si riempiono di dipinti di Afro Basaldella, Renato Birolli, Giuseppe Santomaso, Armando Pizzinato, di vivacissimi schizzi di Emilio Vedova oltre che di tante testimonianze di altri artisti, sotto l’occhio acuto di critici come Giuseppe Marchiori e Umbro Apollonio, e di un nucleo straordinario composto da sette sculture da un folto gruppo di disegni di Alberto Viani. La sequenza storica delle quaranta opere in mostra si ferma idealmente al momento della sua partenza dall’Italia, nel 1949, ma la collezione continuò a crescere seguendo, seppure dalla lontana Africa, le vicende della contemporaneità, sia per l’arte italiana che per l’arte europea, affiancandosi in seguito a una nuova passione, quella per l’arte africana primitiva
A metà circa del XX secolo, inizia i suoi viaggi di ricerca di oggetti nei Paesi dell’Africa Nera, raccogliendo innumerevoli esemplari, alcuni di assoluta valenza qualitativa. In particolare, non si può fare a meno di citare due capolavori, splendide testimonianze di cultura della popolazione Yoruba (Nigeria), come il pilastro scolpito raffigurante una maternità, dal viso cosparso di bianco caolino in magnifico contrasto con il corpo bruno/nero, proveniente dal tempio dell’Orisa (divinità) Shango, il potente dio del tuono e della folgore, della città di Ibadan, Nigeria. Questo pilastro figura anche su una storica e rara immagine fotografica scattata in loco nel lontano 1910.
Della vasta collezione africana di Vittorio Meneghelli, vengono esposte qui circa un centinaio di opere di grande fascino tra cui, oltre a sculture e maschere, anche oggetti attinenti alla cultura materiale, quali: terracotte Zulu, tessuti e gioielli rari, comprese antiche perle in vetro (le conterie), “di ritorno” poiché provenienti in origine da Venezia, e usate poi nel corso di secoli come ambita merce di scambio in tutto il Continente Nero.
Un incontro tra due mondi e due differenti culture

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Apr 01 2008

VILLA SORANZO CONESTABILE a Scorzè

Published by ugo under Terra dei Tiepolo

villa_soranzo_1.jpgSi trova nel centro del paese ed é immersa in un ampio parco. Non é nota la data certa della sua costruzione, ma molto probabilmente si puó far risalire alla fine del Cinquecento l’edificazione del suo nucleo centrale da parte della famiglia Soranzo. La famiglia Soranzo era una delle famiglie piú famose di Venezia, che ha avuto tra i suoi membri un doge (dal 1312 al 1328) nella persona di Giovanni Soranzo, che per primo consolidó la potenza di Venezia sul mare e che diede inizio alla costruzione del famoso Arsenale, citato anche da Dante ne “La Divina Commedia“.

Dal 1621 per disposizione testamentaria di Alvise Soranzo ogni primogenito della famiglia dovette assumere in perpetuo il nome di Tommaso Mocenigo Soranzo. Alla fine dell’800 la contessa Alba Mocenigo Soranzo sposó il Conte Antonio Conestabile della Staffa e da quel momento la villa assunse questa denominazione.

 

Ricchi proprietari terrieri, i Soranzo vissero il loro maggior splendore nel ‘700 come testimonia la villa ed il parco di Scorzé. Nella seconda metá del ‘700 la villa venne ampliata con progetto dell’Architetto Andrea Zorzi che, abbandonando lo stile primario della villa cinquecentesca, si ispiró alle forme semplici ed eleganti neoclassiche. Il corpo centrale, interamente cinquecentesco, conserva affreschi della scuola del Veronese.

La facciata della villa mostra una costruzione settecentesca a due piani con armonioso frontale alla sommitá del quale vi é un timpano sormontato da tre statue raffiguranti la Lungimiranza, la Potenza e l’Abbondanza. La villa é contornata da un parco all’inglese opera dell’Architetto veneziano Giuseppe Japelli che si estende per circa due ettari e mezzo. Un recente censimento delle piante ha rilevato che il patrimonio arboreo del parco é costituito da circa millequattrocento esemplari con la presenza di secolari magnolie, tigli, platani, ippocastani e querce. Dal 1965 la villa ed il parco, divenuti di proprietá della famiglia Martinelli.

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Apr 01 2008

VILLA GRADENIGO

Published by gabriele under Notizie

_1_esterno_villa_gradenigo_1.jpgSorge in località Gambarare di Oriago ed è una delle più antiche della Riviera. Fu fatta costruire nel 1529 dalla famiglia Scarpa, di origine bergamasca. Ebbe poi molti altri proprietari e ancora oggi è proprietà privata. Fu “Villa Stella”, quindi “Pellegrini-Fossati”, ma è conosciuta come Gradenigo (che fu solo affittuario), oggi “Bellemo”. Appare come una solida costruzione di mole cubica, tipica dei Palazzi del ‘500. Durante tale secolo, infatti, le costruzioni che s’affacciano al Canale del Brenta sono chiamati “Ville”, ma non per significare una dimora particolarmente lussuosa, bensì una dimora di campagna (da Villico o Villano che era il contadino) cioè un luogo in cui ci si autosostenta, come avviene nei conventi e gli edifici in tale secolo vennero infatti costruiti in funzione del controllo dell’agricoltura e della viticoltura. I nobili proprietari dei terreni si trasferivano da Venezia alla campagna del Brenta solo per brevi periodi, in occasione, per esempio, della mietitura e della vendemmia.Solo nei secoli successivi l’ abitazione venne utilizzata anche per la villeggiatura e per essere adatta alla nuova destinazione d’uso venne abbellita con affreschi, sia internamente che esternamente. E’ ripartita su tre livelli. La famiglia del nobile proprietario abitava nel piano di mezzo, chiamato per questo “piano nobile” o anche alla francese “bell’étage”, caratterizzato dalla presenza sulla facciata di un terrazzino leggermente aggettante con balaustra in marmo e trifora posteriore che ci indicano la misura della larghezza del “portego”, ovverosia di quel grande salone di ricevimento che si sviluppa da una facciata all’ altra dell’ edificio e che è largo quanto, appunto, il terrazzino esterno. Il pianterreno presenta un salone centrale di pari superficie e stanze laterali.I locali del sottotetto, adibiti a ripostigli e magazzini, erano chiamati “mezzati” o “mezzanini”, perché, come si può dedurre osservando la diversa altezza delle finestre, sono alti circa la metà rispetto a quelli del pianterreno e del primo piano. La villa era un tempo affrescata anche all’ esterno con affreschi attribuiti a Benedetto Caliari, fratello di Paolo Veronese. Di essi rimane traccia nelle finte nicchie con statue tra le finestre del piano terra. Dopo la caduta della Serenissima Repubblica, nel corso della dominazione degli Austriaci che imposero tasse molto pesanti sugli immobili di lusso e successivamente dopo l’unificazione del regno d’Italia, gli affreschi vennero fatti coprire con calce per diminuire il valore dell’ abitazione. La villa fu anche vittima di una speculazione edilizia che vide l’abbattimento di pareti interne affrescate per realizzare porte e si trovò per molti anni in gravissimo stato di abbandono. Negli anni sessanta venne acquisita dall’Ente per le Ville Venete che provvide ad un radicale restauro.Sono state recuperate due importanti realizzazioni di Benedetto Caliari, a tema storico, rispettivamente “La magnanimità di Alessandro Magno” ed il “Muzio Scevola” che si trovano a destra e a sinistra della porta d’ ingresso, racchiusi tra finti archi ed intercolumni. Nella parte opposta del salone sono decifrabili episodi della mitologia greca: il mito di Orfeo e quello di Atteone. L’ultima stanzetta a sinistra, detta “del Giudizio” presenta scene del Vecchio e Nuovo Testamento in parte danneggiate. Il pavimento è importante, in “terrazzo alla veneziana”: gettata unica di terracotta rifinita esternamente a scopo ornamentale con frammenti di marmo e piccole pietre, levigato e lucidato con olio di semi di lino. Autentici del ‘500 le 4 lampade semovibili a destra del salone e l’interessantissima portantina con zampette di leone sistemata in una stanza attigua. All’ esterno degna di nota una lampada appesa allo spigolo dell’ edificio che apparteneva ad un galeone turco, bottino di guerra di una spedizione veneziana.

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Apr 01 2008

ORATORI NELLE VILLE DELLA RIVIERA DEL BRENTA

Published by gabriele under Notizie

Gli Oratori erano una prerogativa di tutte le Ville venete nel ‘700, e la completezza delle funzioni liturgiche era data dall’aula con un altare e tabernacolo, una sacrestia con fonte battesimale, il lavamani ed un angolo confessionale, con l’aggiunta tardo seicentesca dello spazio privato per l’orazione della famiglia proprietaria.

Di questo luogo, l’unica informazione è un disegno di progetto per Oratorio a pianta ottagonale deltardo ‘600, nel quale è denominato “Oratoriero”, pertinente all’Orazione. Necessarie nei luoghi Sacrile acquasantiere, con le opere in marmo in genere, sono di pregevole fattura, diversissime tra loro,etestimoniano della grande capacità degli scalpellini fino al XI secolo, laddove non siano stateoggetto di furto. le Pale d’altare, elemento devozionale al titolo della chiesetta venivano usualmente commissionate a Maestri di bottega, mentre le pitture murali sono opera di maestranze locali portate più alla decorazione ed agli stucchi che alle figurazioni pittoriche.

I campanili a vela, un altro dei caratteri, sono costruiti in pietra d’ Istria od in mattoni intonacati, ed idealizzano in forma miniata le dimensioni della torre, comunemente a bifora o con due archetti in basso la campana, e sopra la campanella per l’appello alle funzioni.

L’apice della diffusione degli Oratori privati, anche in Riviera del Brenta, viene raggiunto nella prima metà del 1700, molto dopo che S.Filippo Neri istituisce la regola degli Oratori nel 1575.

Alla fondazione della Confraternita dei “preti degli Oratori”, creata dal Santo, si ordinano tre categorie di Oratori Pubblico, Semipubblico e Privato.

Nell’Oratorio di Villa si consente ai nobili e notabili di usufruire quotidianamente del Sacro in forma familiare, necessariamente con Indulto Papale al precetto della Messa quotidiana e con Indulto straordinario per tre Messe e per l’amministrazione dei Sacramenti, con decreto in forma di Bolla Pontificia. Gli Oratori delle Ville che aderiscono alla categoria di “privato”, riservano le funzioni esclusivamente ai familiari del proprietario, e sono quindi collocati all’ interno della residenza.

Sono invece “pubblici”, quando per scelta del richiedente vengono costruiti con la porta in strada per consentire il beneficio del Sacro anche ai passanti, oltre che agli insediati, e la porta sulla strada comune veniva aperta quotidianamente, con l’accesso impedito da una grata, che consentiva la preghiera dall’esterno negli orari in cui non si svolgeva l’orazione collettiva.

Tra il 1601 al 1658, nei verbali di visita di Giorgio e Marco Cornaro, Vescovi di Padova, sono citati solo 13 Oratori in tutto il territorio del Brenta da Stra a Dolo.

Nel 1690 il Cardinale Gregorio Barbarigo, nello stesso territorio, ne benedice 38, nel 1748 il Cardinal Rezzonico ne visita 42, e nel 1778 Monsignor Manfredini impartisce severe prescrizioni a 55 Oratori.  

ITINERARIO DEGLI ORATORI DELLE VILLE VENETE 

Un nuovo percorso nella Storia locale, nel Paesaggio e nell’Architettura , che costituisce l’ultima fase di un più ampio progetto dell’Associazione Culturale “La Voce della Musica”, per valorizzare i piccoli e preziosi edifici sacri.
Gli Oratori visibili dalla strada lungo l’asta del Brenta sono 22, contrassegnati da Targhe segnaletiche che ne illustrano storia e particolarità e inseriti in tre Itinerari consigliati’

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Mar 28 2008

VILLA GRIMANI MOROSINI - CA’ DELLA NAVE GOLF CLUB a Martellago (VE)

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Nell’entroterra Veneziano, sullo sfondo della splendida villa patrizia Grimani Morosini e del suo vasto parco secolare, il Cà della Nave Golf Club è ospitato in un complesso di strutture dalla raffinata architettura. La villa principale venne costruita verso la metà del Cinquecento e nei secoli successivi sorsero nei dintorni altre superbe dimore di ricche famiglie veneziane ora scomparse. Nel Settecento, Martellago era praticamente in possesso dei Grimani ai quali appartenevano gran parte delle terre e dei mulini del borgo, nonché tutte le case del paese. Visitando questi prestigiosi ambienti, ci si rende subito conto che lo scorrere del tempo non ha diminuito la bellezza dei suoi affreschi e stucchi, gli splendidi soffitti che ricordano quelli del Sansovino ed i preziosi pavimenti. Grazie ad un sapiente lavoro di restauro la perfetta armonia tra l’architettura della villa ed il parco che la circonda è stata preservata per poter ospitare in questa cornice così esclusiva un prestigioso Golf Club dotato anche di piscine, campi da tennis e vari ambienti ideali per il relax.

Sono ben due i percorsi per giocare a golf che si possono praticare: un campo a 18 buche ed uno a 9 buche, entrambi progettati dal famoso campione americano Arnold Palmer.

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Mar 14 2008

SQUERO DI DOLO

Published by gabriele under Notizie

squero-di-dolo.jpg Racchiusa tra i due rami del Brenta e conosciuta una volta come l’isola del Maltempo per le devastanti inondazioni, è la parte più antica e più pittoresca della cittadina. Famosa per i bellissimi molini restaurati, che alla fine del ‘500 erano arrivati ad essere dodici, per lo ’squero’ (l’antico cantiere dove si riparavano le barche) e per le stradine dai nomi medievali tipo ‘Calle dei Calafati’, la deliziosa isoletta ospita ogni quarta domenica del mese un interessante Mercatino dell’Antiquariato.

LA SERIOLA

 Hinc Vrbis Potvs
“Hinc Vrbis Potvs”, “Da qui beve la città”: questa è l’iscrizione che appare su una lapide marmorea in una parte ormai dimenticata di Dolo da dove partiva la Seriola che un tempo fungeva da acquedotto per portare l’acqua potabile alla città di Venezia.
La Seriola è ora un rigagnolo parzialmente diseccato e ormai insignificante che nei secoli precedenti riforniva la repubblica di Venezia di pulita acqua potabile.
Questa sola scritta è quanto rimane di tanta passata importanza

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Mar 14 2008

Villa Paluello Minio

Published by villagiustinian under Notizie

Porto Menai è una località del Comune di Mira in provincia di Venezia. Anticamente sede di un importante scalo commerciale. Attualmente attraversato dal canale Novissimo
Visitabili parco, annessi agricoli, locali interni affrescati.
Discosta dal percorso rivierasco, la cinquecentesca Villa Minio Paluello è immersa nel verde della campagna e resa peculiare dalla presenza di una magnifica aia.
Nell’edificio si coniugano il fascino della residenza rurale con le preziosità di affreschi attribuiti, fra gli altri, anche a Paolo Veronese. La casa è stata ampliata di un piano nell`Ottocento.
Le lunghissime strutture rustiche dipendono dalle necessità connesse alla conduzione del fondo, mentre il parco è di impianto romantico.

Il “giardino romantico” nasce da una visione nuova del giardinaggio fondata sulla concezione, tipicamente romantica, che è bello ciò che suscita emozioni, stimola la fantasia e risveglia le passioni sopite. Il “giardino romantico” è un giardino adatto ai poeti e agli artisti e, più in generale, agli spiriti inquieti, cioè alle persone che amano sperimentare e modificare l’ambiente circostante in funzione dell’umore del momento. Il giardino romantico è anche un luogo di incontri (ma di incontri “segreti”), è un ambiente intimo e nascosto, racchiuso fra alberi e cespugli e circondato da folte siepi, a volte tagliate in forme regolari, ma più spesso lasciate crescere in modo naturale e formate da essenze diverse. Le stesse siepi, talvolta, dividono il giardino in settori assai diversi fra loro, per tipo di piante coltivate e per le sensazioni (visive, odorose o tattili) che riescono a suscitare. Ma a volte il giardino romantico, invece di essere un luogo per sé e per pochi intimi, può diventare una specie di “teatro” dove mettere in scena - attraverso l’esposizione di vasi decorati, archi fioriti, altalene, statue, pergole, voliere, finti ruderi e fontane - la rappresentazione della propria vita o la storia di un grande amore o, più semplicemente (come nel nostro caso), un esempio di giardino inglese dell’Ottocento.

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Mar 14 2008

STORIA VILLA GIUSTINIAN

Published by villagiustinian under Terra dei Tiepolo

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SECOLARI VICENDE DI UNA VILLA NELL’ENTROTERRA VENEZIANO: APOCRIFO GIUSTINIAN A MIRANO

Nel XV secolo i Giustinian, nobile casata veneziana, si insediarono a Mirano, eleggendola a sede e centro dei propri investimenti fondiari ed economici e permanendovi sino all’Ottocento.

Presenti con diversi rami genealogici, essi furono capaci d’iniziative e attività attraverso le quali assunsero un ruolo primario nella storia e nella società miranese.

La denominazione di “Granza Giustiniana”, presente in una mappa ottocentesca, con la quale si indicava una zona a nord di Mirano, è testimonianza significativa del loro radicamento in loco; altrettanto emblematici sono i Molini di Sotto con le loro pertinenze, la villa oggi denominata villa Morosini-XXV Aprile, la villa Giustinian Recanati ora Piarotto,e quella oggi Park Hotel Villa Giustinian a loro attribuita dalla vox populi.

La vicenda di quest’ultima ci pone di fronte al fatto di come nella storia vi siano spesso episodi e notizie che non hanno alcun riscontro e fondamento documentario, ma sono il frutto di leggende o di errori che si tramandano di generazione in generazione.

La villa, situata in via Miranese e oggi adibita ad albergo, è ritenuta da sempre proprietà del primo patriarca di Venezia San Lorenzo Giustiniani.

Dopo una lunga ed attenta ricerca si scopre che la famiglia e il nome dei Giustinian non compare mai in alcun documento di compravendita; perché allora la villa è stata attribuita a loro? L’unico elemento che in qualche modo potrebbe riportare al nobile casato è la toponomastica della strada fiancheggiante a ovest i confini del complesso; ancor oggi infatti la strada è denominata “via Patriarca” (chiaro riferimento alla mensa patriarcale): forse nella memoria collettiva si collegò l’idea del Patriarca a San Lorenzo Giustiniani, primo patriarca di Venezia. Rimane certo e sicuro, attraverso i documenti emersi, che per quattro secoli la villa fu sempre “mensa patriarcale”.

LA VILLA: DOCUMENTAZIONE STORICA

L’attuale fabbricato e adiacenze, pur tenendo conto degli interventi edilizi risalenti all’Ottocento e ai nostri giorni, corrisponde al complesso edilizio così come già delineato e meticolosamente illustrato nell’atto d’acquisto del 1476.

E’ certamente l’impianto tipico di una villa del Cinquecento comprendente l’abitazione del signore da una parte e dall’altra tutto ciò che si ricollegava all’esigenza di una proprietà terriera, all’attività agricola e quindi anche all’abitazione del gastaldo.

La villa risulta divisa su tre piani, con portico e soggetta, il brolo alle spalle della facciata principale, il cortile-giardino su un lato dell’entrata “ufficiale da cui si poteva accedere tramite una porta maestra; e infine le adiacenze, la casa da gastaldo, la stalla e la chiesetta.

La situazione odierna del complesso architettonico è, in generale, molto vicina a quella descritta dall’inventario del 1555, fatto salvo la “giesola” della quale oggi non v’è più traccia visibile.

Nell’inventario del 1700 è interessante notare il ripetersi del colore rosso in vari oggetti e più stanze forse collegabile alla dignità cardinalizia, nonché la presenza di un giardino che conta ben 18 piante di “naranzeri e limoni con suoi vasi” secondo l’uso tipico dei giardini settecenteschi veneti, in cui persisteva la coltivazione delle piante in vaso, fra le quali netta era la predominanza data agli agrumi, appunto, dei quali si coltivavano diverse varietà sia per il profumo dei fiori sia per la qualità dei frutti.

L’ultimo inventario rinvenuto, datato 1892, è la Descrizione dei beni immobili così come vennero rilevati per la riconsegna in seguito alla vacanza per la morte dell’investito Patriarca S.E. Cardinale Agostini Domenico. Esaminandolo, si osserva come le condizioni del palazzo siano le stesse attestate in documenti precedenti (1868). Novità interessante- legata alla tecnica del giardinaggio- è la notificazione di un fabbricato “ ad uso di Aranciera” prima mai attestato. L’immagine del giardino è certamente nuova: vi troviamo ben 125 piante di “viti a spalliera adulte” e 102 di gelsi.

Oggi l’Hotel è costituitola una struttura che ricalca il corpo centrale della villa, sebbene risenta di alcune modifiche legate ai gusti architettonici dell’800, e più recentemente, ai lavori per la trasformazione in complesso alberghiero.

L’aspetto esteriore della facciata della villaggi presenta forme tipiche della metà dell’Ottocento: le aperture non sono più quelle dei secoli precedenti.

Non c’è più la settecentesca tifora balconata al centro della facciata del piano nobile, ma un’ apertura ad arco sormontata da una cornice in pietra a timpano e arricchita da un poggiolo in ferro battuto; tutte le aperture del piano terra e del primo piano, sono sottolineate da cornici sempre in pietra. Il sottotetto è demarcato da una minuta cornice in pietra viva. Da segnalare inoltre l’attuale corpo verso est, aggettante rispetto al volume principale dell’edificio, a forma di torretta merlata con caratteri neogotici. Infine le entrate prospicienti Via Miranese non sono più costruite da portali ad arco, ma più semplicemente da pilastri e cancellate in ferro.

I RESTAURI

La lunga storia della mensa patriarcale di Comenzago (luogo in cui risultava ubicata la villa), durante quasi mezzo millennio, ha visto, come abbiamo precedentemente constatato, vari interventi edilizi che tuttavia non hanno fatto perdere del tutto l’impronta architettonica originaria.

Il primo restauro è datato 1605, poi per tutto l’arco del XVIII secolo non si annoverano particolari interventi, mentre quello successivo si caratterizza proprio per le molteplici attività di cantiere.

Un primo episodio di rilievo si registra nel 1851: si tratta di “rinnovazione” di scuri, vetrate, porte, tetto e parti di pavimento.

Nel 1886, dopo il rinnovo fatto eseguire dall’Economato necessario per la manutenzione della “Casa di Villeggiatura di Mirano” affinché fosse consegnata a Sua Emminenza mons. Agostini, patriarca, vi è la “dichiarazione di riceverla in buono stato locativo e tale mantenerla rispondendo dei danni che in seguito si verificassero”.

CONTROVERSIE CONFINARIE CON I CABRINI

A quanto pare già tra fine ‘600 e inizi ‘700 il confine del brolo patriarcale era stato oggetto di discussioni. Non si trattava, come nell’800, di questioni riguardanti le spese e la manutenzione del complesso in genere, ma di controversie con i confinanti, in particolare con i Cabrini.

Durante i primi decenni del XVII secolo tra il patriarcato e i Cabriniera intercorso un rapporto di buon vicinato tanto che nel 1627 si concambiano 3 campi a vantaggio e comodità del primo.

Nel 1699 però scoppia una lite che riguarda il confine a tramontana. Viene intimato “ ad istanza del Patriarcato di Venezia ai fratelli Cabrini”, attraverso l’invio di due lettere avogaresche, che “non facciano alcuna novità nei fossi, nelle terre e segni divisori presso il brolo, la casa e i beni del Patriarca in Comenzago in pena di ducati 100”. Sono ribadite le stesse ragioni da parte del patriarcato anche nel 1700, intimando che i “Signori Domenico e fratelli Cabrini”, mercanti di Venezia, non facciano alcuna modifica nella “combina” a tramontana del brolo del patriarcato in quanto da sempre ritenuta, da quest’ultimo, di propria pertinenza.

L’ORATORIO DELLA BEATA VERGINE DEL ROSARIO

Come abbiamo visto il complesso della mensa patriarcale comprendeva anche una chiesetta adiacente alla villa, a est e in linea con la facciata della stessa. Conosciuto come “l’Oratorio del Patriarca”, dedicato alla beata vergine del Rosario, era uno dei primi quattro oratori citati in Mirano.

La presenza dell’oratorio in documenti sia trevigiani sia veneziani è dovuto al fatto che Mirano era sotto la giurisdizione ecclesiastica del vescovo di Treviso: ciò fu motivo di attriti tra questi e il patriarca di Venezia.

Il patriarca considerava da sempre l’oratorio del suo palazzo come pubblico e in quanto tale vi si celebrava messa quando si voleva. Il vescovo di Treviso invece, non ritenendolo pubblico, proibì la celebrazione degli uffici religiosi, in particolare della messa. Si giunse infine ad un chiarimento tra i due: il Vescovo Giustinian tolse la proibizione di dir messa e dichiarò pubblico l’oratorio nel 1779.

LA MENSA PATRIARCALE DIVENTA LAZZARETO

Alla fine dell’Ottocento, il legame tra il patriarcato e la comunità di Mirano si afferma e si rafforza ancor di più, a seguito di un avvento clamoroso: lo scoppio del colera. Infatti, quando nel 1886 “anche in questo Comune il morbo asiatico” scoppiava, le autorità municipali accettavano l’invito che il patriarca aveva presentato loro di poter utilizzare la villa della mensa come lazzaretto.

La Chiesa veneziana dunque, per opera del suo primate patriarca Agostini, si era prodigata e resa disponibile, in un momento di grave bisogno, alle necessità della popolazione di Mirano.

EPILOGO: L’ASTA DELLA VILLA IN COMENZAGO

A fine Ottocento ormai la villa perde la sua perminente funzione di casa di villeggiatura per trasformarsi in un centro di pubblica utilità. La disponibilità del patriarca a veneire incontro alle richieste della municipalità miranese nascondeva forse anche l’intenzione di liberarsi dell’intero complesso. E’ così che nel 1898 esce l’avviso d’asta.

Si giunge così all’epilogo, dopo oltre 400 anni, della mensa patriarcale e della sua storia a Mirano.

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