Nov 24 2008
Tra le ville di campagna dei Dogi
Il segreto delle ville è forse questo: circondate da una natura fertile, contenevano entro le mura altra natura addomesticata, i giardini e i parchi da godere in totale privacy,come paradisi rigorosamente privati dove le leggi della vita normale sembravano sospese con il beneplacito dell’attenta e severa Repubblica le cui spie, peraltro, controllavano ogni movimento e raccoglievano ogni sussurro. La potenza economica e il ruolo sociale del paron de casa si riflettevano nel costume della città, coinvolgendo e trascinando nella smania per la villeggiatura non soltanto i nobili ma anche i borghesi: per tutti, pareva un’esigenza vitale andarsene in campagna, a folleggiare, a cercare amori (Casanova docet), a combinare e disfare matrimoni, a ricevere teste coronate, papi e granduchi, a far musica nei saloni delle feste e altre varie delizie che i tempi consentivano, a governare una proprietà, a catechizzare gli incolti.
C’era anche chi teneva salotto come Orsetta Barbarigo di villa Venier a Mira, organizzandovi serate, recite,conversazioni impegnative o frivole per commentare qualche evento storico o più banalmente le scappatelle di una nobildonna o del suo nobile consorte. Questa abitudine della villa - peraltro assai costosa - era radicata nella vita dei veneziani che migravano a frotte nel “giardino della Serenissima”, al punto che anche gli ambasciatori affittavano qualche villa pur di partecipare al grande rito. Il fenomeno non sfuggì al Goldoni che riuscì a scriverci sopra addirittura tre commedie, la famosa trilogia della villeggiatura dove il pettegolezzo e l’ironia sono
lo specchio deformante di una società opulenta e smagata.
Dall’inizio di quella fioritura di aristocratici rifugi per aristocratiche follie sono passati secoli e guerre devastatrici, perciò oggi le ville dei nobili veneti sopravvissute lungo
